Beck - Morning Phase

26.03.14 - posted by wvs

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Proprio ieri mi ritrovavo a parlare con un amico riguardo Beck.

Siamo giunti alla conclusione che c'è di che invidiarlo. E non poco. Il perché? Semplice. O forse no. Fatto sta che, se ci pensate, è uno dei pochi musicisti che viene etichettato fin dal suo esordio come genio per il semplice - ma al contempo complesso ed efficace - fatto di aver esordito nella discografia mondiale, non con uno, bensì con tre dischi contemporaneamente.

I più pensano che l'esordio del musicista sia stato con "Mellow Gold" nel 1994, ma i più attenti sanno che grazie a un contratto di semi-esclusiva con la Geffen Records, che non poteva impedirgli di pubblicare con altre etichette, è riuscito a stampare e distribuire contemporaneamente tre lavori di genere completamente diverso tra loro con altrettante etichette discografiche. Il risultato? Nessuno di voi si è mai chiesto come sia riuscito ameritare l'appellativo di "genio"? Ecco, ora lo sapete. Ascoltando il suo repertorio riuscireste a dar torto a chi pensa che a tutti gli effetti lo sia?

Grazie a questa sua impresa, l'attenzione mediatica fu fin da subito mastodontica e la sua indiscutibile bravura ha fatto il resto. Ogni disco pubblicato è stato un successo e, pur essendo conosciuto come uno a cui piace sperimentare, è riuscito periodicamente a pubblicare dischi di matrice decisamente classica rispetto ai masterprice quali "Mellow Gold", appunto, o "Odelay", capisaldi della sperimentazione electro pop rock a cui ci ha abituati. "Mutations" e "Sea Change" erano infatti quelle che i più, conoscendo l'estro del musicista, definirebbero anomalie. Ciò nonostante riscossero non poco successo.

Quest'ultimo "Morning Phase", uscito lo scorso febbraio, non fa eccezione, ma diventa regola.

Nonostante sia - come i due sopracitati lavori - assolutamente diverso da  ciò che ci ha abituati ad ascoltare, in questo disco Beck fa un lavoro magistrale. Ed è questo il motivo per cui è qualcuno per cui è facile provare invidia. Ho passato gli ultimi giorni a divorarlo letteralmente, come se fino a ieri nemmeno sapessi chi fosse il biondino in copertina.

Tutto il genio di cui ho parlato fino ad adesso è completamente racchiuso nell'ascolto che uno si ritrova a fare di questo disco. Quello che dopo l'ascolto ti rimane addosso, che ti entra dentro e non ti lascia più, è quella rara sensazione che si prova quando ti ritrovi ad ascoltare il materiale di un promettentissimo esordiente: stupore, pelle d'oca e batticuore. Ne converrete con me, nel 2014 succede molto di rado quando si ascolta il dodicesimo disco di chicchessia.

Traccia dopo traccia, ci si ritrova avvinghiati a melodie che difficilmente riuscirete a mollare durante il giorno. Questo è un lavoro di rara bellezza che, nonostante una carriera più che ventennale, poteva essere mero eserciziodi stile, ma non lo è e per questo da diritto al musicista losangelino di essere considerato uno dei più proficui e ispiati autori degli ultimi decenni.

Per me uno dei, se non IL miglior disco dell'anno in corso fino ad oggi.

 

Spero di avervi convinti ad ascoltarlo, in tal caso... buon ascolto, non ve ne pentirete!

 

 

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