Pearl Jam - Lightning Bolt

16.10.13 - posted by wvs

Cover

Con i Pearl Jam ho un rapporto abbastanza particolare. Sono stato un loro fan meticoloso e super-attento per anni, in qualche modo lo sono ancora, ma se c'è una cosa che mi ha sempre disturbato è il fanatismo che per colpa di fan troppo accaniti aleggia attorno a loro. Col tempo mi son visto costretto a porre dei limiti al mio interesse nei loro confronti e il motivo è semplice: capita di frequentare piattaforme digitali dove i cinque di Seattle vengono venerati come divinità egizie, dove l'attesa per un loro disco diventa spasmodica e angosciante, dove, davvero, capisci che ad alcuni basterebbe anche un disco di scoregge del solo Vedder per andare in visibilio. Questo tipo di approccio, secondo me, fa si che si crei un'aspettativa tale che l'ascolto del disco stesso ne risenta.

A me personalmente questa cosa è successa e mi ha coinvolto con i loro ultimi due dischi, l'omonimo 'Pearl Jam' e 'Backspacer'. È capitato, mio malgrado, di imbattermi in orde di adolescenti che a volte semplicemente lo sono, a volte invece lo sono nel modo di porsi di fronte all'ascolto del materiale che hanno fra le mani, e di essermi bruciato la possibilità di apprezzare come si deve dei lavori e prenderli per quello che erano.

Conti alla rovescia, interminabili discussioni e notizie che anticipano qualcosa che in realtà non andrebbe anticipato. L'amore per la musica è questione di stomaco e palato e l'ascoltatore dovrebbe limitarsi a quello. Inutile creare discussioni trascendentali dove uno deve per forza aspettarsi qualcosa dalla musica di un gruppo che è sulla scena da ventitre anni. Quel che mi impongo di fare da un po' di tempo a questa parte è di ascoltare e non classificare. Esistono due tipi di genere musicale: la musica bella e quella da buttare. I musicisti sono esseri umani e da tali vanno trattati.

Tutto questo per dire cosa? Ieri, appena uscito dal lavoro, la prima cosa che ho fatto è stato fiondarmi a comprare 'Lightning Bolt' per poi affrontarne l'ascolto in macchina in un parcheggio deserto ai confini della mia città natale. Per la prima volta da quando ho sbattuto il muso contro un pezzo di questa band - ormai unica superstite di un certo  livello  di una scena invece ormai morta e sepolta da anni - ho affrontato l'ascolto del loro nuovo materiale con candida ignoranza.

Fatta eccezione per i due singoli, "Mind Your Manners" e la super-radiofonica "Sirens", è la prima volta dacchè li conosco e ascolto che affronto una loro uscita discografica in questo modo, senza aspettative. E sapete cos'è successo? È successo che nonostante i due singoli appena citati non mi abbiano fatto urlare al miracolo per ovvi motivi, l'ascolto di questa loro decima fatica in studio mi ha spiazzato e fatto innamorare di nuovo del gruppo che più di chiunque altro è riuscito a farmi incazzare, emozionare e patire allo stesso tempo.

Delle altre dieci tracce che lo compongono non mi sento di spendere nessuna parola e non per chissà quale motivo, ma perché appunto sono solo parole.

Nulla c'è nulla di nuovo sotto il sole e questo, uno che conosce il gruppo di cui sto parlando, DEVE aspettarselo. Non c'è stato nell'ultimo decennio, e allora perché cambiare una formula che a quanto pare funziona? Che senso avrebbe? Non segnalerò ne consiglierò nessuna traccia in particolare, ma mi limiterò ad invitarvi ad ascoltare questo lavoro, perché sfido chi lo farà, non per forza un fan della prima o dell'ultima ora, a non commuoversi, a non fermarsi a pensare o a non innamorarsi delle parole che invece vi riempiranno le orecchie e il cuore.

È un disco dei Pearl Jam, è qualcosa che puoi aspettarti, niente di più niente di meno, e secondo me non c'è di che essere delusi, perché è ciò che sanno fare. Può piacere o meno. E a me piace. A me piace tanto.

Puro e semplice rock 'n' roll che a tratti affascina, a tratti invece ti fa pensare che nonostante non ci siano originalità e spermimentazione, c'è comunque qualcosa che riesce a farti pensare di essere di fronte a quello che risulterà, per quella che si appresta ad essere la loro terza decade, il loro capolavoro emotivo.

 

Buon ascolto.

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