Appino - Il Testamento

29.07.13 - posted by wvs

Cover

Si, lo so. Questo disco ormai non è più una nuova uscita o quel che puoi definire una novità, ma che volete che vi dica? La paura tira brutti scherzi. "La paura?" direte voi... si, la paura. Ve lo confesso, io ho sentito mezzo pezzo di questo disco quando uscì, la title track per l'esattezza, e la sensazione era quella che si ha più o meno a quattordici anni con ogni canzone di quelle con una storia dentro: la senti tua. Capirete che sentir propria una canzone che parla di suicidio, seppur metaforico, sia abbastanza deleterio.

"Autobiografia di una Festa" era il titolo di un vecchissimo live di Jovanotti, forse il primo pubblicato a suo nome. Un flop. Il ricordo del servizio che Studio Aperto (dai su, tredici anni fa non sapevo nemmeno come mi chiamavo) gli ha dedicato - i cartoni pieni di invenduti nei retrobottega dei negozi - mi si è piantato in testa e non mi molla da allora. Lo stesso questo disco. Un paio di settimane fa ho tirato un bel respiro profondo, ho scartato il CD e l'ho messo su. Dal primo ascolto l'ho ribattezzato "Autobiografia della MIA Festa".

Queste quattordici tracce sono un viaggio profondo nel quale viene descritto nel dettaglio il senso che ha oggi la parola "famiglia", ma non quel tipo a cui fanno riferimento i più, non parlo di una realtà a la "Settimo Cielo", ma di quella che ha amato, che ha combattuto per degli ideali negli anni di piombo e cresciuto i figli negli anni '80, gli anni di Berlusconi che ci cullava con le sue TV e faceva amare il Natale anche a chi il Natale non lo ha mai festeggiato. Le TV dei cartoni animati che "una volta erano meglio", le televendite tormentone e i telefilm. Lo stesso che, per assurdo, dopo averci assuefatto di bontà e 'bellezza', ci ha inculato a secco dagli anni '90 ad oggi.

Ecco, in questo disco c'è tutto questo. In maniera del tutto disincantata Appino parla in maniera cruda e diretta del proprio disagio, spolpando senza pensarci due volte quelle che sono le sue esperienze personali, la sua storia e quella della sua famiglia, quella vissuta sulla propria pelle e quelle di altri cresciuti con lui in un disagio comune. E di storie, fidatevi, ce ne sono un sacco. Pochi son quelli disposti a raccontarli in questa maniera, perché in pochi ammetterebbero mai di aver toccato il fondo a causa della propria ottusità culturale.

Per chi una famiglia ce l'ha e non è mai stato facile farne parte, queste tracce sono un bel pugno nello stomaco. Quattordici istantanee di una vita di tradimenti, degrado, squallore, delusioni amorose e non, aspettative tradite dal tempo e successi infruttuosi di una generazione che si è completamente scordata da dove arriva. Quattordici storie che personalmente riesco a cucirmi addosso con non poco dolore.

Preso il coraggio a due mani, ho ascoltato questo disco, appunto.

Me ne sono innamorato subito dopo averlo odiato. A mio avviso dovrebbe avere un adesivo in copertina con scritto "ATTENZIONE: crea dubbi esistenziali e racconta di verità che avete sempre avuto il coraggio di negare a voi stessi".

Ora aspettiamo solo il momento in cui riuscirò ad innamorarmi per la prima volta di me stesso.


Non so se sia il caso di dirvi "Buon ascolto!", perché ho il timore che quello che andrete ad ascoltare, se avete un briciolo di sensibilità e qualche ricordo dell'ultimo ventennio storico e socio culturale, vi demolirà letteralmente. So solo che Il Testamento è uno dei migliori dischi ascoltati quest'anno e vale la pena assolutamente di averne una copia, giusto per riascoltarlo nel momento in cui volete ricordare a voi stessi cosa non volete diventare.

 

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