Queens of the Stone Age - ...Like Clockwork

27.05.13 - posted by wvs

Cover

Non mi stancherò mai di dirlo: se ogni disco non superasse le dieci tracce e i cinquanta minuti di durata, il mondo sarebbe un posto migliore. Uno dei motivi sta nel fatto che con un 'limite' di questo tipo, l'artista è costretto a non concedersi virtuosismi o riempitivi inutili e regalare all'ascoltatore quella che è la crema del repertorio scritto e registrato ad hoc.

È il caso di questo ...Like Clockwork, sesto capitolo della saga ("What's the saga?" cit.) Queens of the Stone Age.

In molti ne han già parlato, chi entusiasticamente per il ritorno seppur parziale di elementi quali Mark Lanegan, Dave Grohl e Nick Oliveri, chi con scetticismo e chi invece in maniera del tutto negativa. Chissà perché poi. La mia opinione è che dopo capolavori come R o Song For the Deaf la gente, fin dai successivi Lullabies to Paralyze ed Era Vulgaris, si sia illusa di poter avere nelle orecchie dei surrogati dei due suddetti best seller. Conoscendo la megalomania del sig. Joshua Homme, che lo spinge fin da sempre all'unicità dei lavori prodotti, questa cosa non sarebbe mai potuta accadere. E se sei fan della prima ora, questa cosa non puoi non saperla. Al gigante rosso infatti, per vivere di rendita, sarebbe bastato continuare con il lavoro lasciato in sospeso con la sua ex band, i Kyuss, e invece nel '98, col il primo e omonimo disco, questa cosa non successe. Anzi, ci fu un drastico cambio di direzione da parte sua, a partire dalle sonorità espresse dalla sua sei corde. E allora perché pretendere oggi qualcosa del genere?

Questo disco vive di vita propria, e che vita!

Era da un po' che non mi capitava di entusiarmarmi per il disco di una band 'datata' e con queste dieci tracce, le regine, almeno per il sottoscritto, centrano il bersaglio. Anticipate dal corto-animato intitolato come l'album da cui estrapola i cinque pezzi che accompagnano i disegni dell'artista Boneface ("I Appear Missing", "Kalopsia", "Keep Your Eyes Peeled", "If I Had a Tail" e "My God Is the Sun"), questo lavoro si riesce ad assimilare tutto d'un fiato e ad attirare l'attenzione dell'audiofilo per la cura della produzione e le atmosfere che si riescono a respirare al punto da non riuscire a farne a meno per diversi ascolti.

Un disco che mi sento di consigliare, da ascoltare senza preconcetti e al volume che gli è dovuto.

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