Verdena - Wow

05.02.11 - posted by Cecco

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Per la recensione del nuovo album dei Verdena, Wow, ci sarebbero dieci, cento, anzi mille premesse da fare, ma ne farò solo una: i Verdena sono la più innovativa e consistente band rock italiana.
Detto questo possiamo seppellire i cliché che mi impongono un excursus nella loro breve ma comunque oltre decennale storia musicale, passando direttamente all’analisi di un disco che si presenta ai miei occhi come un’enorme montagna da scalare.
Due dischi, ventisette dico ventisette tracce, un album doppio che sembra urlare maturità assoluta e padronanza definitiva del talento del gruppo bergamasco.
Il cd numero uno inizia con Scegli Me, un pezzo arioso, positivo e luminoso, mostrando una netta contrapposizione con quanto eravamo abituati a sentire dai Verdena, non solo per quanto riguarda i testi ma soprattutto per la musica. E’ già lampante la differenza con Requiem.
Loniterp mi riporta su sonorità più comuni e movimentate, ma comunque molto più varie di quanto un orecchio allenato ai Verdena si aspetterebbe. E mi piace. E questa sensazione di piacere continua e continua per tutta la durata del primo disco; una sensazione di piacevolissimo stupore, uno stupore muto e assorto. Uno stupore dovuto e sentitamente riverenziale.
Sono tanti i momenti di picco qualitativo del primo disco, come la coppia in successione Per Sbaglio e Mi Coltivo: due pezzi antagonisti che lottano nella mia testa, cercando entrambi di lasciare una traccia indelebile.
Per non parlare di Razzi Arpia Inferno E Fiamme. Quello che è anche il primo singolo estratto, si insinua come uno dei pezzi più riusciti dell’intera storia dei Verdena. E ovviamente dell’album in questione; pungente, melodico e assolutamente sorprendente: una meraviglia per i timpani.
E’ un viaggio che ha molto di onirico, che porta a toccare luoghi inediti e strumentali, pieni di suoni che evocano immagini variopinte e psichedeliche.
Forse per descrivere questo album, la parola psichedelia è la più appropriata: c’è psichedelia pop, c’è psichedelia rock, c’è parecchia psichedelia mentale dietro alla composizione delle canzoni.
E questo aspetto esplode, o meglio fiorisce nel secondo disco: dallo stoner-rock di Attonito si passa al pop melodico ed acustico di Tu E Me.
E’ rimasta un po’ di rabbia, e per fortuna aggiungo io, che però viene incanalata in direzioni differenti dal classico rumore diffuso dalla chitarra di Alberto. In E’ Solo Lunedì il piano suona grave ed impietoso, quasi minaccioso.
Ogni canzone è completamente differente dalla precedente, ognuna è una storia a sè, un cortometraggio inedito, un racconto breve. Ma messe insieme danno un quadro d'insieme che non fa una piega, astratto ma perfettamente tangibile.
Badea Blues è la gemma del secondo disco. Nel testo ritorna addirittura il Don Callisto di Requiem, mentre il basso pesante e distorto fa da cornice ad una canzone che definirei addirittura Noir.
Si nota davvero tanto quanto l'aspetto compositivo dei Verdena sia molto più maturo e completo adesso, partendo anche da uno strumento ignorato in precedenza come il pianoforte. Alberto ha sfruttato il più possibile questo strumento, cercando di modellare le canzoni secondo un criterio completamente unico e differente dal passato. Il risultato sono pezzi come Rossella Roll Over, autentica novità dal punto di vista melodico del terzetto di Bergamo.
Il "disco due" continua, e mi fa pensare alla legge del contrappasso applicata alla musica: Alberto Ferrari e compari, dopo una vita spesa a suonare duri, incazzati e senza guardare in faccia niente e nessuno, per raggiungere l’élite della totale approvazione critica e di un disco comparabile ad un capolavoro, sono dovuti scendere a compromessi con la loro musica, aprendosi a strade e suoni mai toccati e abbracciati prima.
Ci sono sprazzi addirittura di prog-rock mascherati da improvvisazione, vedi Nuova Luce e Grattacielo, e in A Capello c'è addirittura la sperimentazione vocale e sonora.
Si farebbe molto prima a dire cosa non c'è in questo disco, cosa manca e cosa non funziona.
Semplicemente, niente.
Ogni pezzo meriterebbe la stessa attenzione, perchè ogni brano ha un suo perchè, ha una sua forza ed un valore che non si può ignorare.
Il patto con il diavolo dei Verdena ha avuto come frutto questo album, dove trovano spazio tanti diversi generi, tante idee e tanta musica. Forse troppa?
No, ad un gruppo che si inventa le parole in italiano ("ciglierò"?) non si può imputare di aver prodotto troppo.
Hanno messo ancora più distanza tra loro e le altre band italiane, che ormai li guardano dal basso e da molto lontano.
Mentre tutti rimangono inchiodati a terra, impauriti all'idea di togliere le radici dal terreno, i Verdena non hanno avuto paura di spiccare il volo.
E una volta in cima, non scenderanno più. 

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3 Comments

  1. 1 Matthew
    February 7, 2011
    01:07 pm
    La parola "inventata" è in realtà "acciglierò", per cui non è per niente inventata! Su quella parola i fan dei Verdena ci si sono sbizzarriti, chi sosteneva che fosse "ciglie rock" (viva la fantasia), chi addiruttura "ciglia Rò, essendo (cito testualmente) Rò il diminutivo di Roberta".
    Dio ce la scampi dai super fan dei Verdena.
     
  2. 2 Cecco
    February 7, 2011
    01:15 pm
    Si, me ne sono accorto leggendo più tardi il booklet...beh spero che questo piccolo inconveniente non impedisca di comprendere cosa penso di questo disco.
     
  3. 3 Matthew
    February 7, 2011
    01:23 pm
    Tranquillo, la tua era una svista! Sono "ciglie rock" e "ciglia Rò" ad essere agghiaccianti!