Color Fest: Il live report

12.08.13 - posted by Annie.Dima Share

L’oasi naturale di Parco Mitoio, a Lamezia Terme si è trasformata, per un giorno, in un’arena di musica e arte.

L’otto agosto infatti si è tenuta la prima edizione del festival “Color Fest”, che ha visto esibirsi gruppi “locali” e alcuni dei maggiori nomi della scena indipendente italiana.

A partire dalle sei le note della musica riempivano già l’aria di Caronte, attirando i giovani del posto e anche persone da regioni lontane (come la sottoscritta).

A dare il via, mentre le persone arrancavano lungo la salita verso l’anfiteatro, i Dissidio. Un attento, ma ahimè modesto, pubblico comincia a riempire il parterre di questo evento.
Dal canto loro i Dissidio, sono la perfetta apertura. Lo si intuiva già dal loro curriculum di tutto rispetto, ma vederli live è tutt’altra cosa. Band d’impatto e suoni di precisione che ben fanno sperare per la musica calabrese.

Sul palco arriva poi Giorgio Canali, è presto sì, ma la sua musica risulta come il perfetto aperitivo.
Diretto e forse a volte “arrogante” il  “Giorgione Nazionale” emoziona e fa rimanere impietriti tra scalini e parterre tutti i presenti. Tutti cantano le note di “Ci sarà”, “Tutti gli uomini”… E tutti si recano al banchetto per acquistare le magliette con l’ormai iconica scritta “ Fatevi fottere”.

Da questo momento in poi, a tenerci compagnia tra cene e birrette, sono i gruppi “emergenti” che niente hanno da invidiare ai grandi nomi,
Emozionati dalla grande occasione riescono comunque a donarsi e a farsi valere in ogni istante.
Pollice in su per i Kutso e il loro “pop funk”, che a tratti ricorda, forse, i Fast Animals and Slow kids. Una band irriverente che fa delle proprie ispirazioni una perfetta linea stilistica che viene mantenuta per tutto lo show.

I Maieutica, band veneta, tentano di suonare un rock pensante e ci riescono, anche se a tratti si percepisce l’emozione e la lunga salita che tutte la band “emergenti” si trovano a fare per non affogare.. Salita in cui si trovano anche i Nuju. Si autodefiniscono “Urban folk” e portano in giro la loro musica con tenacia.
Sono sicura che la scuola del palcoscenico e dei km macinati renderà queste band migliori. Chissà, magari un giorno li rivedrò anche nei palcoscenici di “casa mia”.

 

La serata continua. Dopotutto ci erano state promesse ore e ore di musica…
I Nobraino salgono sul palco. Con stupore mi accorgo che sono proprio loro la band più attesa della serata. Tutto il pubblico presente si riversa nelle prime file. Tutti saltano, cantano e urlano. Tutti. Tranne me.
Io sono seduta. Non riesco ad “ammirare” la troppo teatralità di questo gruppo. Mi sembra innaturale, storpiata e creata ad hoc. Tutto sembra spinto troppo oltre. Talmente oltre che musica e testi passano, per me, in secondo piano. La denuncia sociale e l’impatto che tutti si aspettano dai Nobraino rimangono per me assenti. (ingiustificati).


Rimangono due band. Le due che io aspettavo, alla quali sono affezionata e che nel corso dell’anno, lo ammetto, ho già visto tante volte.

E’ infatti il turno di Andrea Appino e del suo testamento. Una terapia di gruppo, un live teraupetico e intenso.
Rimango piacevolmente sorpresa dal sound della nuova band e inizio a ricordarmi di quanto questo disco possa essere definito come uno dei migliori lavori di quest’anno musicale.
Un lavoro attento, che merita un ascolto attento soprattutto dal vivo. Tutto il live è viscerale e ognuno riesce a esorcizzare i propri demoni grazie a queste note suonate ad hoc.


Siamo quasi alla fine. Sul palco salgono i milanesi (e miei compaesani) Ministri. I quattro, come al solito, non si risparmiano.  E nonostante una scaletta più breve del solito snocciolano hit del nuovo e dei vecchi dischi.
Divi si lancia, come sempre nei suoi stage diving.  E il pubblico risponde energico e entusiasta.
Io dal mio canto, riesco finalmente a sentire live pezzi come “Bevo”, che per tanto tempo erano mancati dalla scaletta. Ammetto però che per tutto questo tour la mia preferita rimane sempre “La nostra buona stella”.
Questo set scorre veloce, anche troppo. Il set dei Ministri finisce nel tempo di un respiro, e la serata volge al termine tra chiacchere e risate.

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