Deep Purple live @ Dieci Giorni Suonati

23.07.13 - posted by sb Share

Prendo in mano la mia personale "Lista di cose da fare prima di morire" e con grande orgoglio spunto la voce n° 56: "andare ad un concerto dei Deep Purple".

Ok, non sono più giovincelli e non scende in campo la Mark II storica, ma questo è un evento a cui non si può mancare, soprattutto per chi è appassionato di tutto ciò di cui Gillan & co. sono i precursori. Perciò, come era facile intuire, il pubblico è per lo più composto da fan nostalgici (e, probabilmente, dai loro nipoti) che cantano tutte le loro canzoni, vecchie e nuove.

Puntualissimi salgono sul palco I Cosi, gruppo di apertura nostrano e dalle armonizzazioni interessanti, con qualche tocco anni '60 e una spruzzata di rock'n roll.

Alle 21.30 precise, scortati da un esercito di zanzare, Paice calca le scene seguito da tutti gli altri, che danno inzio alle danze con Fireball. La sensazione è quella di essere davanti sì a dei mostri sacri, un po' attempati forse, ma con classe e che, quanto a performance live, non hanno nulla da invidiare ai gruppi più giovani, ma anzi, suonano ancora col sorriso e per il pubblico. Gillan, a dispetto dei jeans e della maglietta, dosa la voce ma ha comunque parecchi momenti che lasciano intravedere i bei tempi che furono. Dopotutto è professionalità anche quella.

La scaleta prevede pezzi del nuovo album e alcuni pezzi di storia, anche se si sente la mancanza di pietre miliari come Child in time o Burn. Alla fine di Strange kind of woman, come da tradizione, Morse e Gillan danno una piccola lezione su come dovrebbero duettare chitarra e voce. 

Stiamo assistendo a un vero e proprio concerto vecchio stile, con luci e band, niente fronzoli, fatta eccezione per una giacca paillettata che Gillan indossa per All the time in the world, ma soprassediamo. Da manzionare, invece, il "duello" Morse-Airey su Hush, che raggiunge, nonostante l'afa, livelli da pelle d'oca. E non solo: tra un brano e l'altro buttano lì un virtuosismo, giusto per non far dimenticare che restano, a tutto dirittto, un pezzo (anzi, IL pezzo) della storia del rock. 

Se non fosse per l'impatto visivo che riflette ormai il passare impietoso degli anni, questo concerto sembrerebbe un viaggio indietro nel tempo. Chapeau.

Scaletta:

Fireball

Into the Fire

Hard Lovin' Man

Vincent Price

Strange Kind of  Woman

Contact Lost

Guitar Solo

All the Time in the World

The Well-Dressed Guitar

The Mule (with Drum solo)

Body Line

Lazy

Above and Beyond

No one Came

Keyboard Solo

Perfect Strangers

Space Truckin'

Smoke on the Water

Hush

Bass Solo

Black Night

 

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