Un Altro Festival: Deap Vally, Local Natives e Tame Impala

16.07.13 - posted by Annie.Dima Share

Dopo avervi parlato della prima giornata del festival organnizato da Comcerto, chiamato "Un Altro Festival", ecco il racconto delle band che hanno calcato i due palchi della seconda giornata.
 

Deap Vally


Potere alle donne! Dopo il primo giorno del festival eccoci approdare alla seconda giornata. Arrivo al Magnolia durante il concerto delle Deap Vally. Il duo americano, formato da due (splendide) donne, torna in Italia dove aveva già suonato come open act dei Mumford and sons.

Torna a proporre il rock con venature grunge, sporco di schitarrate blues. La mezz’ora che spetta a questo duo scorre veloce nel second stage, tra schitarrate alla Jimmy Page e ammiccamenti da vere ragazze americane.
La batterista dal canto suo non ha nulla da invidiare ai suoi colleghi uomini, picchia su rullante e piatti, dà il ritmo e incastra il pubblico nella musica che sta suonando.

Le due ragazze sono al primo disco, ma il live che ci hanno regalato è da veri professioniste, esperte e dedite alla musica che amano. Impossibile, infatti, non notare le ispirazioni a gruppi come White Stripes e Led Zeppelin.
Insomma queste ragazze sono delle vere donne “Rock’n’roll” che potranno, e sapranno, dare lezioni di stile e di musica.

E se qualcuno le ha accusate di poca originalità, beh si sbaglia. Non c’è mai mancanza di originalità nel voler suonare e nel saperlo fare in qualsiasi situazione, che siano i grandi palchi o i palchi senza tregua da festival.


Local Natives.

Lo ammetto, non conoscevo i Local Natives. Contrariamente alla maggior parte delle persone presenti, non sapevo cosa aspettarmi, cosa avrei ascoltato. Non avevo sentito neanche una traccia. Allo stesso tempo ero molto curiosa, dopotutto se chiunque li aspettava così tanto un motivo doveva pur esserci….

Ho capito subito perché , sin dalla prima nota mi è diventato chiaro di come i Local Natives siano il chiaro esempio di come una band vada ascoltata live, vissuta e “sentita”.

I Local Natives infatti non si concedono pause o fronzoli. Pensano ai loro strumenti, all’impatto che la loro musica avrà. Questa caratteristica diventa un filo negativa se si pensa che una band è anche una miscela, ma dopotutto pensare per sé a volte può rendere più forti…

Chitarre, tastiere, mandolino, voci e batterie sono perfettamente isolati in un muro di suono difficile da definire. C’è chi li definisce pop, chi rock… Personalmente ritengo siano tanto bravi quanto originali. Insomma, ho assistito al classico concerto difficile da recensire, senza stile ma con una personalità assolutamente dirompente e originale.

I Local Natives sono unici e forse tante band che ascoltiamo devono il loro stile proprio a loro                                                   

Tame Impala

E così dopo le birre, le pizze consumate in piedi davanti a un palco, le chiacchere e tutte le avventure tipiche da festival si arriva alla chiusura.
E’ il turno dei Tame Impala, forse la band più attesa dei due giorni.
E per me purtroppo il concerto più deludente di tutti. Mi ritrovo davanti al palco, ma mi sembra di essere  davanti a uno stereo ad ascoltare il cd.

La scenografia è ottima sì, ma un concerto non dovrebbe essere una gioia per le orecchie? Gli occhi vogliono la loro parte, ma schermi e luci dovrebbero essere solo secondari.

I pezzi suonati sembrano essere uno uguale all’altro, le sbavature sono assenti… In pratica nulla di emozionante. Arrivo addirittura a chiedermi il perché di tanto successo e di tanti riferimenti da parte di altre band. La tecnica lo ammetto c’è, il rock psichedelico è caratterizzante ma manca, ahimè, l’energia.

C’è la presenza scenica, che viene caratterizzata dal look particolare e “pseudo-hippye” dei musicisti. Ci sono gli assoli, c’è il pubblico coinvolto e c’è la cavalcata senza fine che snocciola tutti pezzi della band, ma la sensazione è sempre di mancanza.
Band da rivedere quando tornerà nel nostro paese. Una seconda possibilità va data a tutti!
 

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