Flippaut Alternative Reload Festival

19.07.11 - posted by MissElena Share

Esattamente una settimana fa si è svolto l'attesissimo Flippaut Alternative Reload nella sempre splendida cornice del castello Sforzesco di Vigevano: scelta criticata da molti, ma che in una giornata così torridamente calda ed afosa ha salvato probabilmente da possibili svenimenti che sarebbero avvenuti se il festival si fosse mantenuto nell'area concerti di Rho-fiera, che ricordiamo è un'area asfaltata senza alcuna protezione, né un albero (Beh, ve ne sono giusto 4.5 vicino al palco, ma non contano perché non fanno ombra!)
Ad ogni modo dopo una breve gita nei pressi di Vigevano si riesce a trovare parcheggio anche in modo comodo, chi nei posti a pagamenti, chi dopo qualche giro, nelle strade cittadine che distano davvero pochi minuti dalla famosissima location.
Il festival inizia in perfetto orario e sul palco si presenta una band nostrana, gli Elizabeth, che ha avuto il merito di saper sfruttare questa occasione in modo egregio: questo perchè il pubblico all'inizio non era ovviamente molto, ma i ragazzi si sono dati da fare ed hanno offerto una buonissima performance con questa musica che strizza molto l'occhio a certi gruppi inglesi (beh, alcuni simboli sugli strumenti danno di certo dei buoni indizi).
Cambio di strumenti ed arriva sul palco quel matto di Dan Black, che sicuramente tutti ricorderanno come ex leader dei The Servant e Planet Funk. Lui è un pazzo con la P maiuscola e sul palco lo dimostra appieno: balla, canta si scatena in movimenti di ogni tipo e fa davvero divertire tutti. L'attenzione poi si concentra anche sul trucco usato: una bella mascherina alla “Zorro” per il suo compare chitarrista, mentre per lui bastano dei tratti di trucco nero e bianco sul viso.
Ottima esibizione, forse la più particolare della giornata.
Seguono i Glasvegas, che si presentano sul palco alle 18.30 circa, sempre con una gran carica. James Allan, è l'ottimo frontman della band, che si contrappone agli stessi anche staccandosi con la scelta di abiti bianchi, (Gli altri hanno tutti abiti scuri) e con una canotta che ritrae la copertina di Sgt. Pepper. Iniziano con “Pain pain”, a cui segue “You”, infine i vari singoli tipo “Geraldine”, o “Euphoria take my hand”; il tutto con un bel intercalare di frasi e discorsi che vanno dalle troppe zanzare presenti al Castello, al loro amore per gli Strokes. La loro “Daddy's gone” segna il momento conclusivo dell'esibizione, per dare spazio all'altro gruppo attesissimo un pò da chiunque, ovvero i Verdena.
"Ciao, noi siamo i Verdena" ormai è il classico inizio di ogni loro esibizione: un ricordo un pò alla Cash direbbero in pochi, che in realtà come gesto fa sorridere per la genuinità e scaramanticità, se così si può dire. Elegantissima e sempre alternativa Roberta, con questo abito dalle fattezze anni '50 e con una collana di perle, ma basta inizi a suonare ed il tutto scivola via... Rimane solo la musica: nessun brano storico da "Valvonauta", "Luna" o "Isacco nucleare", ma solo "Wow" e qualcosa preso da  "Requiem". Da "Sorriso in spiaggia" a "Letto di mosche" il percorso dura circa un'ora: intensissima, spezzata solo da qualche grazie lievemente accennato al microfono.
Di diversa natura, genere ed intensità i Chromeo, che per la prima volta si ritrovano su di un palco italiano. Il duo canadese ha portato all'evento una carica di musica elettropop/dance, che pare aver caricato la folla (forse non proprio tutta) che nel frattempo è aumentata a dismisura. Difatti, a guardare il pubblico si ha l'idea vi sia un gran pienone.
Cresce a dismisura l'attesa per gli strokes: con qualche minuto di ritardo finalmente il gruppo sale sul palco e l'ansia termina, le luci (orribili nei primi due pezzi di questo gruppo) illuminano un palco essenziale ed i musicisti: “New York City Cops” apre il concerto e da subito la folla si riagita, cantando e ballando. Di poche parole, continuano saggiamente con “Alone Together”, “Reptilia”, “Last Nite”. Su “The Modern Age”  avviene il primo problema della giornata, ovvero un primo salto all'impianto audio. Ne avverranno altri due, di cui ormai tutta Italia è al corrente e l'accaduto non può che lasciare l'amaro in bocca a tutti. Inutile dire che la band non ha potuto completare l'intera scaletta, anche sulle canzoni "terminate" tipo “You only live once” vi sono stati dei problemi, questa volta per un problema di memoria di Julian.
Ed il sipario si chiude con “Take it or leave it”, quasi a mettere davvero un punto enorme sulla loro esibizione. C'è da dire che per quel che hanno suonato, nonostante i problemi, lo spettacolo non è stato affatto male, però tutto è passato in secondo piano proprio a causa di quelle tre interruzioni.
Vi sono alcune considerazioni che meritano di essere fatte, per rispetto di chi lì vi era dall'inizio ed ovvero che la giornata è stata bella fin dall'inizio. Non vi è stato nessun problema fino alle 23: questo è da segnalare. Per i problemi alla corrente beh, ci sarebbe da rimuginare: se fino all'esibizione dei Chromeo tutto era andato bene, nasce spontaneo il dubbio qualcosa sia successo dopo... E le ovvie scuse apparse sul sito della Barley e in particolar modo su ogni canale del gruppo (vd. Twitter e il sito della band) lasciano intendere che il problema forse (forse) ha una causa ben circoscritta. Ormai è inutile rimuginarci e farsi cattivo sangue, però dispiace davvero una giornata così riuscita abbia avuto una fine così brutta, decisamente questo non se lo meritava nessuno.

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