Balmorhea live @ Init - Roma

28.10.10 - posted by Uno dei Tanti Share

Sbarcano per la prima volta a Roma i Balmorhea e, come si dice molto banalmente in questi casi, non me li sarei persi per nulla al mondo. I texani sono tra le band che ho più “frequentato” negli ultimi due anni, e la prolungata attesa davanti all’ingresso dell’Init, al freddo della serata ormai invernale che ha sorpreso Roma, non mi pesa per nulla, perché già pregusto il calore avvolgente della loro musica. In tutti questi mesi di ascolto non ho saputo definire la musica della creatura di Austin per incasellarla in un genere. cos’è? post-rock? folk? ambient? musica da camera? neo-classica? In casi come questi le definizioni di genere lasciano il tempo che trovano, perché con Balmorhea siamo al cospetto di qualcosa che non possiamo definire con certezza, la loro musica è un po’ la fusione di tutte queste cose che dà come risultato un ristoro per l’anima. E così assisto ad una specie di incontro di poesia senza parole. La band è in formazione completa, piano, violino, violoncello, contrabbasso, chitarra e batteria, più un banjo che spunterà spesso, e senza lasciare col fiato sospeso il pubblico, rompe ogni indugio partendo con il pezzo sicuramente più atteso, Settler, il piccolo gioiello diventato ormai un po’ un classico, con il suo andamento placido che prelude alla gioiosa esplosione dell’ handclapping  finale a cui partecipa un pubblico straordinariamente a tempo, il che vuol dire che ad ascoltarli sono arrivati i fan che li conoscono bene. Subito dopo gli altri due pezzi forse più attesi, Coahulia e l’eccezionale Bowspirit tratta dall’ultimo album Constellations. In live la band mi pare non perdere nulla della limpidezza e purezza che si apprezzano negli album, e le leggere architetture sonore in cui gli strumenti si inseriscono discretamente occupando spazi quasi intimi, lasciano abbagliati per la semplicità e per la dolcezza. Alla conclusione di Night Squall, si percepisce nel pubblico un attimo di indecisione, nessuno vorrebbe spezzare quell’ incanto mozzafiato con un applauso. Siccome la musica di Balmorhea è sostanzialmente fatta di contrasti, anche nel live ritorna questa alternanza quando eseguono il nuovo pezzo in uscita a dicembre, Candor, una sorta di Settler 2 dove prevale la parte ritmica con un tempo sincopato, e la bellissima Harm and Boon. L’amalgama perfetto degli strumenti si fa apprezzare anche in questi  pezzi in cui la batteria è più presente. I due padri della band, Michael Muller e il pianista Rob Lowe, si scambiano gli strumenti con estrema facilità, e ci portano in quella meraviglia che è il dittico Truth/Novembre 1 1832 che, ancora una volta in contrasto coi pezzi precedenti, si snoda in una melodia allo stesso tempo crepuscolare e briosa per sciogliersi in un finale etereo con le voci a fare da contrappunto al piano di Lowe. Il finale sarebbe perfetto così, ma sarebbe troppo poco per il pubblico estasiato che richiama a gran voce la band sul palco. Così per una volta la perfezione diventa perfettibile, con una straordinaria Baleen Morning durante la quale ho visto i musicisti stessi in assorta contemplazione suonare ad occhi chiusi. Questa stessa contemplazione rapisce tutti noi durante Remembrance, un capolavoro di misura, ipnotico e trascinante allo stesso tempo. Il concerto finisce dopo 75 minuti, ma in realtà non finirà mai nel suo ricordo, e del resto era iniziato già due anni fa, quando ho ascoltato Balmorhea per la prima volta, perché la loro è musica per l’anima che una volta entrata ti seguirà per sempre.

Settler
Coahulia
Bowspirit
Night Squall
Candor
Harm and Boom
Truth
November 1 1832
Baleen Morning
Remembrance

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